Il DPR 633/1972 è, insieme al DPR 600/1973, uno dei pilastri storici del sistema tributario italiano: da oltre cinquant'anni disciplina l'imposta sul valore aggiunto, ed è stato modificato innumerevoli volte per adeguarsi all'evoluzione della normativa nazionale ed europea, fino a diventare un testo stratificato e non sempre agevole da consultare.
Il D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10 ha approvato il nuovo Testo Unico IVA, che dal 1° gennaio 2027 abrogherà e sostituirà integralmente lo storico DPR 633/1972: la fine di un'epoca sotto il profilo puramente formale del riferimento normativo, anche se — come vedremo — non sotto quello sostanziale.
Si tratta infatti di un intervento compilativo: la finalità del legislatore non è quella di rivedere il funzionamento dell'IVA, ma di raccogliere in un testo organico e riordinato le tante disposizioni che, nel tempo, si erano sedimentate tra il DPR originario, decreti collegati e disposizioni sparse in altre fonti.
Le regole sostanziali dell'IVA — esenzioni, aliquote, adempimenti dichiarativi e di fatturazione — restano quindi invariate: un contribuente che oggi applica correttamente l'aliquota ordinaria o un'esenzione specifica continuerà ad applicarla allo stesso modo dopo l'entrata in vigore del nuovo Testo Unico, senza dover rivedere le proprie prassi operative quotidiane.
Ciò che cambia, e non è un dettaglio da poco per chi lavora quotidianamente con la materia, è la numerazione degli articoli: riferimenti normativi ormai diventati quasi automatici per commercialisti, avvocati tributaristi e funzionari dell'Agenzia delle Entrate — pensiamo a un articolo del DPR 633 citato ogni giorno in fatture, contratti o atti — dovranno essere riconvertiti nella nuova numerazione del Testo Unico.
Questo passaggio di numerazione, per quanto solo formale, richiede un periodo di adattamento non banale: software gestionali, modulistica contrattuale, pareri professionali già predisposti e persino la prassi interpretativa consolidata dell'Agenzia delle Entrate faranno riferimento, negli anni a venire, sia alla vecchia sia alla nuova numerazione, con il rischio concreto di confusione durante la fase di transizione.
Conviene quindi iniziare fin da ora a familiarizzare con il nuovo impianto del Testo Unico, magari partendo dalle disposizioni più utilizzate nella propria attività quotidiana, per non trovarsi impreparati quando, dal 1° gennaio 2027, il riferimento al DPR 633/1972 non sarà più valido.
Nei prossimi mesi lo Studio Mascia seguirà con attenzione l'evoluzione della riforma e la relativa tabella di conversione tra vecchia e nuova numerazione, per aggiornare tempestivamente le pratiche e la documentazione dei propri clienti in vista dell'entrata in vigore del nuovo Testo Unico IVA.