Chiunque lavori quotidianamente con la normativa fiscale italiana conosce la sensazione di dover consultare fonti sparse su decreti risalenti a decenni diversi, ciascuno modificato e integrato più volte nel tempo. Il Testo Unico degli adempimenti e dell'accertamento nasce per porre rimedio a questa frammentazione, almeno per una delle aree più delicate del diritto tributario.
Il D.Lgs. 5 agosto 2026, n. 141, in vigore dal 1° gennaio 2027, codifica in un unico Testo Unico — articolato in 368 articoli suddivisi in tre parti — le norme su adempimenti e accertamento, un'area del diritto tributario che tocca da vicino la vita quotidiana di ogni contribuente e professionista.
Il provvedimento abroga gran parte di tre fonti normative storiche: il DPR 600/1973, che da oltre cinquant'anni disciplina l'accertamento delle imposte sui redditi; il DPR 605/1973, relativo all'anagrafe tributaria, cioè il sistema informativo su cui si basa gran parte dell'attività di controllo dell'Amministrazione finanziaria; e il D.Lgs. 218/1997, che regola l'accertamento con adesione, lo strumento con cui contribuente e ufficio possono definire in via concordata una controversia prima che sfoci in un contenzioso vero e proprio.
È un provvedimento distinto dal Testo Unico IVA, di cui abbiamo parlato in un altro articolo, e ne rappresenta idealmente il completamento: insieme, i due testi unici costituiscono l'ultimo tassello del più ampio progetto di codificazione fiscale avviato con la riforma tributaria degli ultimi anni, un percorso che punta a rendere più organico e consultabile l'intero impianto normativo tributario italiano.
Va detto con chiarezza cosa questo intervento non comporta: non si tratta di una riforma sostanziale delle regole sull'accertamento fiscale. Come per il Testo Unico IVA, l'operazione è principalmente di riordino e ricollocazione sistematica delle norme già esistenti, non di modifica dei loro contenuti sostanziali.
Questo significa che i diritti e i doveri di contribuenti e professionisti nei confronti dell'Amministrazione finanziaria restano, nella sostanza, gli stessi già vigenti oggi. Cambia però la numerazione degli articoli: i riferimenti a cui per decenni ci si è abituati a fare riferimento — un certo articolo del DPR 600, un certo comma del DPR 605 — dovranno essere aggiornati con la nuova numerazione del Testo Unico.
Per i professionisti, questo comporta un periodo di transizione in cui prestare particolare attenzione ai riferimenti normativi citati in atti, contratti, pareri e modulistica: un rimando all'articolo sbagliato, anche se sostanzialmente corretto nel contenuto, può generare confusione o contestazioni formali nella fase di passaggio tra vecchia e nuova numerazione.
Lo Studio Mascia sta seguendo l'evoluzione di questo riordino normativo per aggiornare tempestivamente le proprie prassi interne e la modulistica utilizzata con i clienti, in modo da essere pienamente allineato alla nuova numerazione fin dalla sua entrata in vigore il 1° gennaio 2027.
Fonte: Gazzetta Ufficiale