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19 settembre 2026

Startup innovative: sospeso dal 2026 il bonus IRPEF/IRES del 30%

Chi ha investito negli ultimi anni in una startup innovativa, beneficiando della detrazione IRPEF del 30% sull'investimento effettuato, deve sapere che dal 1° gennaio 2026 questa specifica agevolazione non è più disponibile: una sospensione che ha colto di sorpresa buona parte degli investitori e degli operatori del settore, abituati a considerarla ormai una misura stabile.

La causa della sospensione non è una scelta politica di segno contrario alle startup, ma un problema procedurale: l'incentivo del 30% era qualificato come aiuto di Stato e necessitava, come tale, di un'autorizzazione della Commissione Europea, la cui validità è scaduta il 31 dicembre 2025. Il Governo italiano non ha notificato in tempo utile la richiesta di rinnovo dell'autorizzazione, e la Legge di Bilancio 2026 non ha introdotto alcuna misura sostitutiva per colmare il vuoto.

Il risultato pratico è che, a partire dagli investimenti effettuati dal 2026, non è più possibile fruire della detrazione IRPEF del 30%, né della corrispondente deduzione IRES del 30% per gli investitori società di capitali, misure che per anni hanno rappresentato uno degli incentivi più conosciuti e utilizzati per orientare il risparmio privato verso l'ecosistema delle startup innovative italiane.

Non tutto è perduto per chi vuole comunque investire in una startup innovativa nel 2026: resta pienamente operativa la detrazione IRPEF del 65% in regime "de minimis", disciplinata dal Regolamento UE 2831/2023, applicabile agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2025 in poi, e non soggetta alla stessa procedura di autorizzazione che ha bloccato il bonus del 30%.

Il regime de minimis, tuttavia, non è privo di limiti: gli aiuti complessivamente ricevuti da una stessa impresa non possono superare i 300.000 euro nell'arco di tre esercizi finanziari, un tetto che può risultare vincolante per le startup che raccolgono investimenti da più soggetti nello stesso periodo, e che va quindi monitorato con attenzione sia dalla società partecipata sia dagli investitori interessati.

Per un investitore che intende beneficiare della detrazione al 65%, è importante ricordare che l'eventuale eccedenza non trovi capienza nell'imposta dovuta nell'anno non va più persa, come accadeva in passato, ma si trasforma in un credito d'imposta riportabile nei periodi d'imposta successivi, un correttivo che rende la misura più accessibile anche a chi ha un'imposta annua contenuta.

Sul fronte istituzionale, risultano in corso interlocuzioni tra il Governo italiano e la Commissione Europea per sbloccare la situazione e valutare un possibile ripristino, eventualmente anche con effetto retroattivo, del bonus del 30%: una prospettiva che, al momento, resta però un'ipotesi in discussione e non una certezza su cui pianificare un investimento.

Per chi sta valutando un investimento in una startup innovativa nel 2026, la raccomandazione pratica è quindi di impostare la propria pianificazione fiscale sulla base della sola detrazione del 65% in regime de minimis, effettivamente operativa, verificando caso per caso il rispetto del relativo massimale, senza contare su un ripristino del bonus del 30% che, per quanto oggetto di discussione, non è al momento garantito.

Lo Studio Mascia segue l'evoluzione della normativa sugli incentivi agli investimenti in startup innovative e assiste gli investitori nella verifica dei requisiti per la detrazione del 65% in regime de minimis, monitorando gli sviluppi del confronto tra Governo e Commissione Europea sul bonus del 30%.

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