Scoperta Imprenditoriale II si rivolge a un tipo di investimento più impegnativo e a più lungo termine rispetto ai voucher digitali: la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale, cioè quella fase in cui un'impresa prova a trasformare un'idea o una tecnologia in un prodotto o processo effettivamente utilizzabile sul mercato.
La misura mette a disposizione oltre 505 milioni di euro, una dotazione tra le più consistenti dedicate alla ricerca applicata delle imprese del Mezzogiorno, per progetti coerenti con la Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente: in altre parole, non qualsiasi progetto di ricerca è ammissibile, ma solo quelli che si inseriscono nei settori e nelle tecnologie che la programmazione nazionale ha individuato come prioritari per lo sviluppo del territorio.
Possono accedervi le imprese con sede o unità operativa in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia: un requisito territoriale da verificare con attenzione, perché non è necessario avere la sede legale in una di queste regioni se si dispone di un'unità operativa idonea a ospitare il progetto di ricerca.
Il sostegno economico combina due strumenti complementari: un finanziamento agevolato allo 0,80% di interesse, restituibile fino a 8 anni — un costo del denaro nettamente inferiore a quello di mercato — e un contributo a fondo perduto che arriva fino al 40% per le piccole imprese e al 35% per le medie. La differenziazione delle percentuali riflette la logica per cui le imprese di dimensioni minori, avendo minore capacità di autofinanziamento, ricevono una quota non rimborsabile più alta.
Un progetto di ricerca industriale finanziato in questo modo richiede, più di un semplice acquisto di beni strumentali, una progettazione tecnica ed economica solida: occorre dimostrare la coerenza con la Strategia di Specializzazione Intelligente, la fattibilità tecnica del progetto e un piano economico-finanziario credibile per la restituzione della quota finanziata.
Sul piano dei tempi, la precompilazione delle domande parte il 24 settembre 2026, con apertura dello sportello dalle ore 10:00 del 7 ottobre 2026: un intervallo di circa due settimane che consente di preparare con cura la documentazione tecnica, spesso più articolata di quella richiesta per i bandi di digitalizzazione.
Per un'impresa che ha in cantiere un progetto di innovazione di prodotto o di processo, questa misura merita una valutazione attenta già nelle settimane precedenti l'apertura della precompilazione, perché i tempi di elaborazione di un piano di ricerca industriale credibile non sono brevi e vanno messi in conto con anticipo rispetto allo sportello.
Lo Studio Mascia può supportare le imprese nella verifica preliminare dei requisiti di ammissibilità e nella predisposizione della parte economico-finanziaria del progetto, in coordinamento con i tecnici incaricati della parte scientifica e tecnologica.
Fonte: MIMIT