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20 agosto 2026

Partita IVA unica per due attività: la prova spetta al contribuente

Non è raro che un contribuente svolga più di un'attività economica sotto la stessa partita IVA: un professionista che affianca alla propria attività intellettuale anche una gestione agricola, o un artigiano che integra il proprio lavoro con un'attività commerciale connessa. Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce chi deve dimostrare cosa quando il Fisco contesta i movimenti bancari di un soggetto in questa situazione.

Con l'ordinanza n. 21095/2026, la Corte di Cassazione ha affrontato proprio il caso di un professionista che esercitava anche un'attività d'impresa agricola con un'unica partita IVA: una situazione che comporta, in caso di accertamento bancario, un problema pratico non banale, quello di attribuire ciascuna movimentazione all'una o all'altra attività.

Quando l'Agenzia delle Entrate contesta movimenti bancari ritenuti non giustificati, la presunzione legale è tipicamente sfavorevole al contribuente: i versamenti non giustificati si considerano ricavi non dichiarati, salvo prova contraria. Il tema affrontato dalla Cassazione riguarda proprio come si articola questa prova contraria quando le attività economiche svolte dal contribuente sono due, con regole fiscali potenzialmente diverse.

La Corte ha stabilito che, in questi casi, spetta al contribuente — e non all'Amministrazione finanziaria — indicare in modo analitico e dettagliato a quale delle due attività sia riconducibile ciascuna movimentazione bancaria contestata: non è sufficiente un'affermazione generica secondo cui il movimento riguarda l'una piuttosto che l'altra attività, ma serve una prova puntuale, operazione per operazione.

Questo principio ribalta, di fatto, l'onere della chiarezza sul contribuente stesso: chi svolge due attività sotto la stessa partita IVA non può limitarsi a una gestione contabile indistinta e sperare, in caso di controllo, di poter ricostruire a posteriori a quale attività appartenga ciascun movimento. La ricostruzione deve poter avvenire con documenti alla mano, in modo puntuale.

È un principio da tenere ben presente per chi gestisce più attività sotto la stessa partita IVA, situazione tutt'altro che infrequente tra i professionisti e i piccoli imprenditori italiani: la tenuta di una contabilità che distingua fin da subito, con chiarezza, le due gestioni economiche è la miglior difesa preventiva in caso di accertamento, molto più efficace di una ricostruzione fatta ex post con difficoltà quando l'atto di accertamento è già stato notificato.

Nella pratica, questo significa organizzare conti correnti distinti per le due attività quando possibile, oppure, se il conto è unico, annotare sistematicamente la causale e la riconducibilità di ogni movimento rilevante, in modo da poter rispondere con puntualità a un'eventuale richiesta di chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate.

Lo Studio Mascia assiste i clienti che svolgono più attività sotto un'unica posizione fiscale nell'impostazione di una contabilità distinta e tracciabile, proprio per prevenire le difficoltà probatorie che questa pronuncia della Cassazione mette bene in luce.

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