Ogni anno, al rientro dalla pausa estiva, riprende puntualmente un flusso di comunicazioni che molti contribuenti sottovalutano: le lettere di compliance dell'Agenzia delle Entrate, segnali di anomalie o incoerenze rilevate nelle dichiarazioni, che non sono ancora un accertamento vero e proprio ma vanno prese sul serio.
L'attività di controllo aveva osservato una sospensione dal 1° agosto al 4 settembre 2026, in coincidenza con il periodo feriale: i termini per rispondere a comunicazioni già notificate erano quindi sospesi in quelle settimane, per riprendere a decorrere dal 5 settembre, data che segna anche la ripresa dell'invio di nuove lettere da parte dell'Agenzia.
Per l'intero 2026 è prevista l'emissione complessiva di circa 2,4 milioni di lettere di compliance, comunicazioni di irregolarità e altri atti simili, tra cui anche comunicazioni favorevoli relative alla definizione di redditi soggetti a tassazione separata o alla documentazione a supporto di oneri deducibili: un volume che dà la misura di quanto questo strumento sia diventato centrale nell'attività ordinaria dell'Agenzia.
È importante avere chiaro cosa sia, e cosa non sia, una lettera di compliance: non si tratta di un atto di accertamento formale, ma di una sorta di anticipazione bonaria, pensata per consentire al contribuente di correggere spontaneamente errori, omissioni o incoerenze prima che l'Agenzia avvii un vero e proprio accertamento, beneficiando nel frattempo di sanzioni ridotte in caso di ravvedimento operoso.
Le anomalie più frequenti segnalate riguardano scostamenti tra i dati dichiarati e quelli in possesso dell'Agenzia — derivanti da fatture elettroniche, dati bancari, comunicazioni di sostituti d'imposta o altre fonti informative — che possono indicare un reddito non dichiarato, una detrazione applicata senza i presupposti, o più semplicemente un errore materiale di compilazione.
Il consiglio pratico per chi riceve una di queste comunicazioni è di non ignorarla né accantonarla: verificare tempestivamente, con il proprio commercialista, se l'anomalia segnalata è fondata, per poi decidere se procedere con un ravvedimento operoso, che consente di sanare la propria posizione con sanzioni ridotte, oppure fornire i chiarimenti e la documentazione che dimostrano la correttezza di quanto dichiarato.
Ignorare una lettera di compliance non la fa sparire: se l'anomalia segnalata non viene chiarita o sanata, il rischio concreto è che si trasformi, nei mesi successivi, in un vero e proprio avviso di accertamento, con sanzioni ordinarie ben più onerose di quelle previste per il ravvedimento operoso spontaneo.
Lo Studio Mascia assiste i propri clienti nella lettura e nella risposta alle lettere di compliance ricevute dall'Agenzia delle Entrate, valutando caso per caso se la strada più conveniente sia il ravvedimento operoso o la produzione di chiarimenti e documentazione a sostegno di quanto dichiarato.
Fonte: Agenzia delle Entrate