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21 agosto 2026

Contraddittorio preventivo: l'invito è valido anche senza lo "schema di atto"

Lo Statuto del contribuente ha rafforzato negli ultimi anni le garanzie procedurali a favore di chi è sottoposto a un controllo fiscale, tra cui l'obbligo per l'Agenzia delle Entrate di anticipare al contribuente, tramite uno "schema di atto", gli elementi su cui si fonda la contestazione, prima di emettere l'avviso di accertamento vero e proprio. Una recente sentenza chiarisce cosa succede quando questo passaggio non rispetta formalmente l'etichetta prevista dalla norma.

Con la sentenza n. 8483/2026, la Corte di Giustizia Tributaria di Roma ha affrontato il caso di un contribuente che aveva ricevuto dall'Agenzia delle Entrate un invito al contraddittorio preventivo privo della dicitura formale "schema di atto", contestando quindi la validità della procedura seguita dall'ente impositore.

I giudici romani hanno stabilito che l'invito al contraddittorio preventivo può assolvere la funzione dello "schema di atto" previsto dallo Statuto del contribuente anche senza recare formalmente questa dicitura: la denominazione del documento, da sola, non è decisiva ai fini della sua validità procedurale.

Ciò che conta, secondo i giudici, è la sostanza dell'informazione: il documento deve consentire al contribuente di conoscere in modo sufficientemente chiaro e completo gli elementi della contestazione — i fatti, i rilievi, le norme applicate — e di esercitare compiutamente il diritto di difesa entro i 60 giorni previsti dalla legge per presentare osservazioni prima dell'emissione dell'atto definitivo.

Questo approccio sostanzialistico, piuttosto che formalistico, riflette un principio più generale del diritto tributario: le garanzie procedurali servono a proteggere un interesse concreto del contribuente — poter conoscere e contestare le ragioni dell'accertamento — e non a imporre un vincolo puramente formale che, se disatteso solo nell'etichetta ma non nella sostanza, non pregiudica quell'interesse.

Per chi riceve un invito dall'Agenzia delle Entrate, la precisazione è importante e va letta in due direzioni: da un lato, non ci si può illudere di contestare un atto solo perché privo della dicitura formale "schema di atto", se nella sostanza contiene tutti gli elementi necessari a comprendere la contestazione; dall'altro, un documento davvero carente nel contenuto informativo resta contestabile, indipendentemente da come viene denominato dall'ufficio.

La conseguenza pratica per chi riceve un invito di questo tipo è quindi di concentrarsi, insieme al proprio consulente, sulla sostanza di quanto ricevuto — sono davvero indicati con chiarezza i rilievi e gli elementi a fondamento della contestazione? — piuttosto che cercare un vizio procedurale nell'etichetta del documento, una strategia difensiva che questa pronuncia rende più difficile da sostenere.

Lo Studio Mascia assiste i propri clienti nella lettura e nella risposta agli inviti al contraddittorio preventivo ricevuti dall'Agenzia delle Entrate, valutando caso per caso se le osservazioni difensive più efficaci riguardino il merito della contestazione o, quando davvero fondati, i profili procedurali dell'atto ricevuto.

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